C è un nuovo test per il carcinoma prostatico

«Il nuovo test – continua la Dottoressa Conti – non sostituisce il PSA, che rimane utile per l’identificazione dei pazienti a rischio, ma ne migliora la selezione e aiuta la personalizzazione delle cure, identificando elementi prognostici rilevanti nella scelta del trattamento più adeguato».

Gli studi sinora condotti su quasi mille pazienti sembrano confermare che la concentrazione nel sangue di p2PSA e dei suoi correlati, il –proPSA e phi, è significativamente più alta in caso di carcinoma prostatico, mentre non risulta influenzata da neoplasie intraepiteliali (lesioni iniziali e non invasive).

Si chiama proPSA e si attua attraverso un esame del sangue. Affiancato al Psa, permette un’analisi più specifica e una selezione più attendibile dei pazienti a rischio

C’è un nuovo esame per la diagnosi del tumore alla prostata. Più specifico e accurato, consente di discriminarne la presenza in pazienti con PSA elevato e di limitare il numero di biopsie inutili.

Si chiama ‘–proPSA’ o ‘p2PSA’ il nuovo test capace di stabilire, attraverso un semplice prelievo del sangue, il rischio di carcinoma della prostata. Alto il grado di attendibilità, molto superiore a quello del PSA la cui alterazione può dipendere non soltanto da una neoplasia della prostata ma anche da altri fattori, quali un ingrossamento o una infiammazione dell’organo.

«Affiancando al PSA totale e libero il nuovo marcatore p2PSA, il cui valore viene impiegato all’interno di una equazione chiamata PHI (indice di salute prostatica) – spiega Laura Conti, direttore del Servizio di Patologia Clinica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma – riusciamo a definire con migliore specificità il carcinoma prostatico e a identificare con più accuratezza i casi che necessitano realmente di una biospia».

Questo significa limitare il numero di accertamenti invasivi inutili (in quanto negativi), oggi corrispondenti al 60-70% di tutte le indagini istopatologiche eseguite sulla postata, ma anche ridurre le sovra-diagnosi e i sovra-trattamenti in pazienti con malattia non destinata a una progressione. Il tutto a vantaggio del paziente, non più sottoposto a un disagio ingiustificato e a possibili complicanze legate all’esame, con ricadute positive anche sulla riduzione dei costi sanitari.

Un traguardo importante se si considera che il tumore della prostata rappresenta fra la popolazione maschile la neoplasia più frequente, con 36 mila nuovi casi solo nel 2012. Una incidenza tuttavia in crescita: si stima che nel 2020 si supereranno le 43 mila diagnosi, con punte di oltre 50 mila nel 2050.

Il test, disponibile in diversi centri e strutture del territorio, non è ancora rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale ed il costo si aggira attorno ai 150 Euro.

La task force canadese per la medicina preventiva e la Canadian Urological Association (associazione degli urologi canadesi) si schierano contro l’esame PSA nei soggetti in apparente buona salute.

L’esame è quindi uno strumento importante nello screening del cancro prostatico, ma non è infallibile. Ci sono altre condizioni che possono far aumentare il PSA, in particolare:

Quest’ultimo espone inutilmente un soggetto alle complicanze e agli effetti collaterali potenzialmente rischiosi del trattamento del cancro prostatico in fase precoce, comprendente chirurgia e radioterapia. Gli effetti collaterali di tali trattamenti includono l’incontinenza urinaria (incapacità di controllare il flusso urinario), problemi di defecazione, disfunzioni erettili (perdita di erezioni o erezioni non adeguate al rapporto sessuale) e infezioni.

In generale, comunque, maggiore il livello di PSA di un individuo, maggiore è la probabilità che abbia il cancro prostatico. In aggiunta, anche il continuo incremento nel tempo dei livelli di PSA può essere segno di cancro prostatico.

Via via che si chiarivano benefici e rischi dell’esame, un numero crescente di organizzazioni ha iniziato a mettere in guardia contro lo screening routinario della popolazione. Benché alcune organizzazioni continuino a raccomandare lo screening periodico del PSA, c’è un consenso diffuso che un soggetto che decida di sottoporsi all’esame debba prima essere informato con precisione su rischi e benefici potenziali.

  • PSA libero rispetto al PSA totale (PSA ratio o rapporto): la quantità totale nel sangue di antigene “libero” (non legato ad altre proteine) divisa per la quantità totale. Alcuni dati sembrano indicare che una proporzione inferiore di antigene libero possa essere associata con forme di cancro più aggressive.
  • Densità del PSA della zona di transizione: il livello ematico di antigene diviso per il volume della zona di transizione della prostata. La zona di transizione è la parte interna della prostata che circonda l’uretra. Alcuni dati sembrano indicare che questa misura possa essere più accurata nell’identificare un cancro prostatico rispetto all’esame standard.
  • Intervalli di riferimento del PSA per classi di età: poiché i livelli tendono ad aumentare con l’età, è stato ipotizzato che l’impiego di intervalli di riferimento per classi di età possa migliorare l’accuratezza dell’esame, tuttavia questi intervalli di riferimento non sono stati in generale incoraggiati perché il loro impiego potrebbe ritardare la diagnosi del cancro prostatico in molti individui.
  • Velocità e tempo di raddoppiamento del PSA: la velocità dell’antigene prostatico è la velocità di variazione del suo livello nel tempo, espressa in ng/mL all’anno. Il tempo di raddoppiamento è l’intervallo di tempo necessario perché il suo livello raddoppi. Alcuni dati sembrano indicare che la velocità di salita possa essere utile nel predire la comparsa del cancro prostatico.
  • ProPSA: i proPSA sono vari precursori inattivi dell’antigene prostatico. Alcuni dati indicano che i proPSA sono correlati più strettamente al cancro prostatico che all’ipertrofia prostatica benigna. Un esame approvato di recente combina la misurazione di una forma di proPSA detta [-2]proPSA con misurazioni del PSA e del PSA libero. Ne deriva l’“indice di salute prostatica” che può essere utile ai soggetti con livelli compresi tra 4 e 10 ng/mL per decidere se sottoporsi a biopsia.
  • IsoPSA: È stato pubblicato ad aprile 2017 un interessante articolo su European Urology in cui si studia un nuovo possibile esame del sangue con la speranza che possa in futuro sostituire l’esame tradizionale; si tratta di una misurazione messa a punto da ricercatori americani che ha l’ambizione di ridurre l’incidenza dei falsi positivi e quindi, più in pratica, il numero di biopsie inutili.

Inoltre l’identificazione precoce del cancro può non essere di aiuto in soggetti con tumori a crescita rapida o aggressivi, che possono già essersi diffusi ad altre parti del corpo prima della diagnosi.

Un unico reperto di PSA aumentato in un paziente con una storia di cancro della prostata non implica tuttavia sempre la presenza di una recidiva. Un soggetto trattato per cancro della prostata dovrà discutere con il proprio medico il significato dell’aumento e il medico potrà raccomandare la ripetizione dell’esame o l’esecuzione di altri analisi per la conferma di un’eventuale recidiva. Il medico potrà voler osservare l’andamento nel tempo dell’incremento del PSA invece di considerare un unico livello alto.

In passato quasi tutti i medici consideravano normali valori di PSA uguali o inferiori a 4,0 ng/mL, quindi la biopsia della prostata per la ricerca del cancro prostatico sarebbe stata indicata in un soggetto con valori sopra 4,0 ng/mL.

Quanto costa il dosaggio del testosterone?

Quindi la procedura è questa (per chi si rivolge al Servizio Sanitario Nazionale):

Come si relazione la lettura dei valori della vitamina D con il testosterone ?

Quali sono i livelli che per un uomo sono considerati alti?

I livelli di LH nel plasma sono utili principalmente per scopi diagnostici poiché ci sono due diverse categorie di testosterone basso: ipogonadismo di tipo primario e ipogonadismo di tipo secondario.

I test per il controllo della vitamina D sono comuni analisi del sangue e prendono il nome di “25-idrossicolecalciferolo”.

Molti laboratori e medici esperti considerano i 30 ng/ml il valore limite per una deficienza . Tuttavia, molti altri dottori raccomandano un valore leggermente più alto del valore soglia.

La vitamina D è, in effetti, correlata al testosterone e sembra essere, almeno in parte, la causa dei valori alti o bassi di testosterone. In parole povere, mantenere dei livelli alti di vitamina D, ti aiuta anche a mantenere alti i livelli di testosterone. (Alcuni esperti considerano addirittura la vitamina D un ormone e non una vitamina).

Mi segnalano che sulla base di recenti disposizioni del SSN (Servizio Sanitario Nazionale) le analisi del testosterone possono essere prescritte solo dal medico specialista