Possibile ricaduta prostatite

La prostatite acuta batterica è caratterizzata da brividi, iperpiressia, pollachiuria e urgenza minzionale, dolore perineale e lombare, sintomi di vario grado di ostruzione urinaria, disuria o bruciore alla minzione, nicturia, talvolta macroematuria e spesso artralgia e mialgia. La prostata è dolorante, tumefatta e indurita focalmente o diffusamente, ed è solitamente calda se palpata delicatamente nel retto. Gli esami di laboratorio di conferma comprendono piuria all’esame chimico delle urine, urinocoltura positiva e talvolta emocoltura positive. La coltura delle secrezioni prostatiche evidenzia solitamente grandi quantità di batteri patogeni (più comunemente batteri enterici, gram -). Tuttavia, per il rischio di batteriemia, una prostata infiammata in fase acuta non dovrebbe essere massaggiata fino a che non siano stati raggiunti adeguati livelli ematici di un antibiotico appropriato. Poiché solitamente la cistite acuta accompagna immediatamente la prostatite acuta, il batterio patogeno spesso può essere identificato tramite coltura dell’urina raccolta con la minzione.

Tipo IV: Prostatite asintomatica: reperto occasionale su biopsia

Tipo III: S.dolore pelvico cronico (abatterica, infezione non dimostrabile)

La prostatite batterica cronica ha una sintomatologia variabile, ma la caratteristica sono le IVU recidivanti dovute allo stesso germe patogeno delle secrezioni prostatiche. Alcuni pazienti sono asintomatici tranne che per la batteriuria, che recidiva tra un ciclo e l’altro di antibiotici. La maggior parte dei pazienti, comunque, ha dolore perineale e lombare, pollachiuria, urgenza minzionale e stranguria. Il coinvolgimento del contenuto scrotale provoca un intenso fastidio localizzato, tumefazione, eritema e grave dolorabilità alla palpazione Alla palpazione rettale, la prostata può essere moderatamente dolente e irregolarmente indurita o molliccia, ma questi non sono reperti specifici. Le secrezioni possono essere abbondanti. Possono essere identificati numerosi GB, spesso in ampie aggregazioni e macrofagi carichi di lipidi (corpi grassi ovali), ma il numero di GB non permette di differenziare la prostatite batterica da quella non batterica.

Tipo II: Prostatite batterica cronica

Fondamentale per l’ attribuzione di un ruolo patogeno ai microrganismi isolati è la valutazione della carica microbica rilevata nei diversi campioni biologici: la positività colturale può essere considerata indicativa per la diagnosi di prostatite batterica solo se la carica microbica nel secreto prostatico (EPS) o nel campione di urine dopo massaggio prostatico (VB3) o nel liquido seminale, è superiore di almeno un logaritmo alla carica presente nelle urine raccolte con il primo mitto (VB1) o con il mitto intermedio (VB2).

IIIa: infiammatoria :leucociti su sperma, EPS (carica microbica su secreto prostatico) o urine dopo massaggio>

La prostatite non batterica cronica è perfino più frequente della prostatite batterica. La causa è sconosciuta. I sintomi simulano quelli della prostatite batterica cronica; i GB e i corpi grassi ovali sono solitamente aumentati nelle secrezioni batteriche. Tuttavia, una storia di IVU è rara. Si richiedono colture di localizzazione nel tratto inferiore della via urinaria di secrezioni uretrali, vescicali e prostatiche per la diagnosi per escludere un batterio patogeno.

CITOLOGIA SU EPS: >10 leuc/HPF è identificativo di flogosi, se non ci sono germi è una prostatite abatterica.

Traumi provocati da sforzi intensi o pratica sportiva usurante.

Infezione di microrganismi che non sono batteri, i più comuni sono: Clamidia e Mycoplasma.

Prostatite batterica cronica. E’ sempre conseguente ad una infezione di batteri ma i sintomi della malattia sono contenuti e si evolvono con estrema lentezza per un periodo che perdura almeno tre mesi. Si accompagna a frequenti infezioni delle vie urinarie con guarigioni e ricadute. Spesso è contratta per via sessuale ed i batteri più comuni che ne sono responsabili sono la Clamydia trachomatis ed il Gonococco.

Esistono alcune condizioni che si riscontrano associate alla malattia in maniera statistica e pertanto si ritiene che possano concorrere al suo sviluppo le principali sono:

Prostatite batterica acuta. E’ conseguente ad una infezione batterica acuta ossia che insorge in maniera improvvisa con sintomatologia severa e che dopo un tempo ragionevolmente breve subisce remissione. I batteri che più comunemente possono causarla sono: Escherichia Coli, Enterococchi, Klebsiella, Pseudomonas, Proteus, Stafilococco, etc.

Integratori ed estratti di piante ed erbe. Gli estratti utilizzati sono: quello dei frutti della Serenoa repens e la quercitina presente nel te verde. Viene anche usato il Cernilton che è un prodotto del polline delle api. Come integratori si usano quelli vitaminici a base di vitamina E e D.

Prostatite cronica non batterica. E’ nota anche come Sindrome pelvica dolorosa. Non è conseguente ad una infezione ed ha una eziologia che non è ben nota ed in cui sembra che giochino un ruolo importante problemi psicologici come stress ed ansia.

Ereditarietà. Alcuni individui portano scritto nei geni una maggiore probabilità a contrarre la patologia. Coloro che hanno parenti stretti (padre o fratelli) sofferenti di prostatite sono a rischio maggiore a sviluppare il problema.

Alimentazione ricca di frutta e verdure e cereali integrali. Serve a tenere sotto controllo la stipsi che aggrava la sintomatologia della prostatite.