Tumore alla prostata: la terapia ormonale aumenta il rischio cardiaco

Questo articolo è nella categoria: Salute Data di creazione: 29 Gennaio, 2018 – Data ultimo aggiornamento: Gennaio 29, 2018

Tali effetti tendono a risolversi spontaneamente dopo qualche mese dalla sospensione della terapia. Vi sono poi altri effetti collaterali specifici rispetto ai farmaci che vengono utilizzati per indurre la deprivazione androgenica.

Recentemente, sulla rivista scientifica British Journal of Cancer, è stato pubblicato uno studio, condotto dalla dr.ssa Reina Haque che riporta dei dati interessanti per dissipare i dubbi sulla questione. L’indagine ha considerato un campione di oltre 7000 pazienti con una diagnosi recente di carcinoma prostatico localizzato. Il 30% di questi pazienti era stato sottoposto a ormonoterapia per circa un anno.

Mentre gli effetti avversi sopracitati sono stati ben documentati, è ancora discussa la possibilità che la terapia ormonale per il trattamento del carcinoma prostatico aumenti il rischio di malattia cardiovascolare.

In particolare, la deprivazione androgenica può essere ottenuta in modo chirurgico, con l’orchiectomia bilaterale o attraverso l’utilizzo di farmaci che inibiscono l’azione del testosterone. La seconda strategia è quella più diffusa.

Come tutte le terapie, anche l’ormonoterapia per il tumore alla prostata ha degli effetti collaterali, dovuti proprio alla deprivazione androgenica, quindi alla mancata azione degli ormoni androgeni.

L’ormonoterapia è considerata una strategia utile per aggredire il tumore, sia in fase iniziale (carcinoma prostatico localizzato) sia in fase avanzata. Il carcinoma prostatico localizzato è uno dei tumori che ha visto incrementare il numero di diagnosi negli ultimi anni, soprattutto perché disponiamo di strumenti diagnostici migliori, come il dosaggio di un marcatore biologico: l’antigene prostatico specifico (PSA, dall’inglese prostate-specific antigen).

Terapia ormonale per il tumore alla prostata? Sono molte le evidenze scientifiche che consolidano un’ipotesi lungamente dibattuta, ovvero il legame della terapia ormonale con un aumentato rischio di malattia cardiovascolare.

Combinata con la radioterapia, l’ormonoterapia ha maggiore successo rispetto alla sola terapia radiante, soprattutto nei tumori in stadio avanzato o in caso di recidiva di malattia. Addirittura, nei casi di tumori troppo estesi o con metastasi che non possono essere trattati con chirurgia o per i quali la radioterapia non sarebbe sufficiente, si usa esclusivamente la terapia ormonale.

Secondo recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore nel corso della propria vita, ma in base a fonti americane relative agli anni 2003-2009 la sopravvivenza a 5 anni è di oltre il 99%.
Fonti:

  • difficoltà ad iniziare la minzione,
  • necessità di urinare spesso,
  • dolore quando si urina,
  • sangue nelle urine o nello sperma,
  • disfunzione erettile,
  • sensazione di non riuscire a urinare completamente.

L’esame definitivo per la diagnosi di un tumore alla prostata è invece la biopsia, che prevede il prelievo di un certo numero di campioni di tessuto della ghiandola; trattandosi di un esame particolarmente invasivo, per quanto ragionevolmente sensibile e preciso, è compito degli specialisti individuare i soggetti in cui i rischi giustifichino la conduzione dell’esame.

La presenza di dolore ai fianchi, alla schiena, al torace o in altri distretti potrebbe essere segno che il tumore si è diffuso alle ossa (metastasi).

I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna o di altri problemi possono essere simili a quelli del cancro alla prostata e per questo è bene essere seguiti dallo specialista (urologo) in caso di disturbi di qualsiasi genere.

Nelle sue fasi iniziali il tumore della prostata è asintomatico e viene diagnosticato in seguito alla visita urologica, che comporta

Le cause esatte alla base della comparsa del cancro alla prostata non sono ancora del tutto chiare, ma esistono alcuni fattori di rischio noti; un fattore di rischio è un qualcosa che aumenta la possibilità di sviluppare un disturbo o una malattia, ma la loro presenza non implica necessariamente la comparsa del problema.

Ha le dimensioni di una noce e circonda parte dell’uretra (il dotto che espelle l’urina dalla vescica). La sua funziona risiede principalmente nella produzione di un liquido che costituisce parte dello sperma.

Con l’invecchiamento la dimensione della prostata può aumentare, una prostata ingrossata può bloccare il flusso dell’urina dalla vescica e causare anche problemi alla funzione sessuale. Questa condizione è chiamata ipertrofia prostatica benigna (IPB) e, anche se non rappresenta un cancro, può essere necessario il ricorso alla chirurgia per affrontare il problema.