Tumore alla prostata non si muore

In primo luogo, ogni uomo di mezza età dovrebbe eseguire regolarmente il test del PSA come se fosse il prelievo per il controllo del colesterolo. Nonostante i dibattiti, penso che l’uso del PSA come metodica di screening sia assolutamente da incoraggiare. Con il senno di poi, non riesco più a comprendere le argomentazioni dell’epidemiologo amico di mia figlia. Mi disse che era un esame non del tutto accurato, ma quale indagine oggi in medicina lo è? Mi disse che in caso di valori anormali mi sarei ritrovato nel bel mezzo di una serie di eventi a cascata inarrestabili, al cui termine ci sono opzioni terapeutiche non del tutto sicure di eliminare il tumore e con potenziali conseguenze invalidanti per la qualità di vita. Ma allora, usando gli stessi argomenti, non dovremmo rinunciare alla mammografia o a tutti i test preventivi che milioni di persone a questo mondo eseguono? Tutti questi esami, compreso il PSA, salvano la vita a migliaia e migliaia di persone. Non eseguirli significa negare il progresso della medicina. Sarebbe come bendarsi gli occhi e tapparsi le orecchie facendo finta che queste malattie insidiose non esistano.

Ho quindi avuto modo di telefonare e chiedere consiglio a questa persona e mi sono reso conto, dopo la conversazione, di essermi catapultato nel bel mezzo di una delle più grandi controversie della medicina contemporanea.

Nel frattempo un mio amico mi aveva consigliato di eseguire una ecografia della prostata per verificare l’estensione del tumore. L’ecografista, dopo averla fatta, mi ha messo in allarme, dicendomi che probabilmente il tumore aveva già oltrepassato la capsula della prostata. Ha inoltre aggiunto che sarebbe stato il caso di eseguire una TAC, o, ancora meglio, una risonanza magnetica.

Qualche giorno dopo ho ricevuto la telefonata dell’urologo, che mi comunicava la risposta dell’esame istologico: si trattava di un cancro. Mi ha informato che era localizzato prevalentemente nel lobo destro della prostata e che era moderatamente aggressivo. Poi, anche una buona notizia, se la si può chiamare tale: vi erano scarse probabilità che il cancro fosse già diffuso oltre i limiti della prostata.

Non conoscevo il significato di questo esame. In effetti, non ne avevo mai sentito parlare prima d’ora. Il mio nuovo medico di famiglia mi ha detto che era solo leggermente elevato e che probabilmente non c’era da preoccuparsi. Allo stesso tempo però mi ha consigliato di farmi visitare da un urologo.

L’ho preso in parola. Fortunatamente il cancro della prostata è completamente asintomatico nelle sue fasi iniziali ed il fatto che quello di cui mi ero ammalato era solo moderatamente aggressivo, mi ha concesso il tempo di informarmi presso altri due specialisti e di raccogliere materiale attraverso Internet. Gli altri due urologi che ho consultato mi hanno confermato più o meno le stesse cose del primo specialista, sebbene non mi abbiano dato quella sensazione di fiducia come era avvenuto con il primo.

Ho preso appuntamento e sono andato a discutere cosa fare con l’urologo. Mi ha illustrato diverse possibilità: l’asportazione chirurgica della prostata, la radioterapia o, anche, non fare nulla controllando il decorso della malattia ed intervenendo eventualmente in un secondo momento. Quest’ultima l’ha chiamata eufemisticamente “sorveglianza attiva”. Mi ha spiegato che sulla base delle caratteristiche del tumore, delle mie condizioni generali, della mia età ed aspettativa di vita l’opzione più ragionevole per eliminare il tumore sarebbe stato l’intervento chirurgico. Mi ha fatto intendere che le altre possibilità terapeutiche mi avrebbero offerto una minore probabilità di farmi sopravvivere a lungo termine, se confrontate alla chirurgia. Mi ha descritto le conseguenze e possibili complicanze dell’intervento chirurgico, ma mi ha anche rassicurato dicendomi che si sarebbe comunque potuto fare qualcosa contro ciascuna di esse. L’urologo mi ha anche consigliato, se avessi voluto, di chiedere ulteriori opinioni ad altri specialisti.

Alla fine della conversazione ero molto confuso. In pratica, mi era stato detto: perché sottoporre indiscriminatamente tutti gli uomini sani al test del PSA, il che spesso li fa entrare in un circolo vizioso di ulteriori esami, che a loro volta, se positivi, portano a dover scegliere tra una serie di opzioni terapeutiche, nessuna delle quali è al cento per cento risolutiva ?

l’analisi del sangue del PSA misura una sostanza che viene prodotta dalla prostata, sia in condizioni normali che in presenza di malattie come il cancro; solo una minima quantità di questa sostanza sfugge alla prostata per entrare nel sangue in condizioni di normalità, così che elevati livelli di PSA potrebbero rappresentare un segno della presenza di un cancro della prostata; ma, allo stesso tempo, un PSA elevato non necessariamente indica sempre la reale presenza di un cancro; comunicare ad una persona con un livello anormale di PSA che potrebbe avere un cancro, la porterà ad eseguire altri fastidiosi esami diagnostici per escludere o confermare la presenza del cancro; nel caso venisse confermata la diagnosi di cancro alla prostata, l’interessato, su consiglio dell’urologo, dovrà decidere se e in che modo intervenire; se decide di intervenire, nessuna delle opzioni terapeutiche oggi a disposizione è efficace per tutti i malati allo stesso modo e tutti i tipi di cura possono avere degli effetti collaterali a dir poco spiacevoli, come l’incontinenza o l’impotenza; in ogni caso, il cancro della prostata non è necessariamente fatale, in quanto le autopsie mostrano che quasi la metà degli uomini che muore per altre cause ha delle aree cancerose nella prostata.

Se il tumore viene ignorato, l’aumento delle sue dimensioni è associato a problemi connessi con la minzione, in quanto l’organo circonda l’uretra prostatica. I cambiamenti all’interno della ghiandola, quindi, influenzano direttamente la funzione urinaria. I sintomi del tumore alla prostata possono includere:

Le esatte cause del tumore alla prostata non sono ancora completamente comprese, ma i ricercatori hanno identificato diversi fattori predisponenti e stanno cercando di apprendere come questi possano indurre la trasformazione neoplastica.

  • Il grado del tumore (come si comportano le cellule tumorali anomale);
  • La fase del cancro, compreso se si è diffuso (metastasi) e dove si è diffuso;
  • Fattori prognostici (caratteristiche particolari che potrebbero influenzare il decorso della malattia);
  • Statistiche di sopravvivenza per il particolare tipo e stadio di tumore.



Alcuni fattori di rischio sono implicati nello sviluppo del tumore alla prostata:

Nelle fasi iniziali, il tumore alla prostata è spesso asintomatico; ciò significa che il paziente non avverte alcun sintomo, rimanendo ignaro della condizione. Negli ultimi anni, grazie alla crescente presa di coscienza dei pericoli della malattia, la maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in queste fasi iniziali. Una visita urologica accompagnata al controllo del PSA (antigene prostatico specifico), mediante analisi del sangue, permette di identificare i soggetti a rischio nei quali effettuare ulteriori accertamenti.

Ingrossamento della prostata (iperplasia prostatica benigna). La prostata è molto sensibile all’azione degli ormoni, come il testosterone. Con il passare degli anni, si verifica spontaneamente un ingrossamento della ghiandola, in seguito alle variazioni ormonali che si verificano nel testicolo (diminuisce la produzione di androgeni e inizia il rilascio di piccole quantità di ormoni estrogeni). L’iperplasia prostatica benigna può comprimere l’uretra e creare problemi nel passaggio dell’urina.

Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può subire una trasformazione neoplastica. Tuttavia, i tumori diagnosticati derivano per la maggior parte dall’interno della ghiandola e sono classificati come adenocarcinomi (o carcinomi ghiandolari).
Un adenocarcinoma origina quando le normali cellule, costituenti una delle ghiandole secretorie, diventano cancerose. Durante le fasi iniziali, le lesioni restano confinate. Nel corso del tempo, le cellule neoplastiche iniziano a moltiplicare e a diffondere nel tessuto circostante (stroma), formando una massa tumorale. Questa determina un rigonfiamento della superficie della prostata, riscontrabile durante la palpazione della ghiandola attraverso la parete rettale. Nelle fasi più avanzate, il tumore può aumentare le proprie dimensioni e invadere gli organi limitrofi, come le vescicole seminali o il retto. Le cellule neoplastiche possono sviluppare la capacità di migrare dalla sede di origine ad un’altra parte del corpo, attraverso il flusso sanguigno e il sistema linfatico. Queste possono proliferare e costituire tumori secondari. Il tumore alla prostata metastatizza più frequentemente alle ossa, ai linfonodi e può invadere il retto, la vescica e gli ureteri, mediante meccanismo di diffusione locale.

La prostata è una ghiandola di forma rotondeggiante, simile ad una castagna, che appartiene al sistema riproduttivo maschile; è posizionata nella pelvi (parte inferiore dell’addome), appena sotto la vescica e davanti al retto, a circondare la prima porzione dell’uretra. Il parenchima è costituito da un grappolo di ghiandole tubuloalveolari, circondate da uno strato piuttosto spesso di fibre muscolari lisce.

La buona notizia è che molti tumori si rivelano poco aggressivi, rimangono confinati alla prostata e presentano un decorso piuttosto lento; ciò significa che i pazienti possono convivere col tumore per anni senza sottoporsi a specifici trattamenti e senza subire conseguenze negative per la loro salute. Inoltre, quando necessarie, le opzioni terapeutiche sono molteplici e piuttosto efficaci. Purtroppo, accanto alle forme a crescita molto lenta, esistono anche carcinomi prostatici più aggressivi, con tendenza a metastatizzare. Questi tipi di cancro crescono rapidamente e possono diffondere ad altre parti del corpo (attraverso il sangue o il sistema linfatico), dove le cellule tumorali possono formare tumori secondari (metastasi). In simili circostanze le probabilità di curare la malattia sono molto basse.

Dal punto di vista istologico la neoplasia è classificabile in:

Sintomi del tumore alla prostata in uno stadio avanzato:

  • Difficoltà e problemi di erezione
  • Eiaculazione dolorosa
  • Dimagrimento o perdita di peso (soprattutto ad uno stadio avanzato)
  • Sangue nelle urine o nello sperma
  • Sintomi causati da metastasi o diffusione del tumore: dolore pelvico (bacino), dolore osseo, gambe gonfie in caso di ostruzione dei linfonodi.

I sintomi del carcinoma prostatico sono simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna.
Inoltre, il paziente potrebbe avere entrambe le malattie.

Generalmente è multifocale, cioè colpisce tutta la prostata e non solo una parte.

  1. Sviluppare un carcinoma prostatico,
  2. Avere un evoluzione infausta.

2) Un altra causa può essere l’acido fitanico contenuto nei latticini che può aumentare l’espressione dell’enzima α-metilacil-coa racemasi.
Questa sostanza interviene nello sviluppo del tumore.

Il tumore della prostata si forma

  1. Si trova appena sotto la vescica (un organo che raccoglie l’urina)
  2. Avvolge l’uretra (il tubo che trasporta l’urina dalla vescica affinché sia espulsa).